Ricordi, Amore?

in Cultura

«Tutto io di te ricordo, ho di te tutto amato:
io so che un giorno, il dodici maggio, l’anno passato,
tu mutasti la foggia dei capelli».
Edmond Rostand

Io di te nulla ricordo. A stento il nome, che confondo tra gli pseudonimi e i “nick” che usi sui social; quasi neppure più il volto, che sconvolgi con le applicazioni di Sanpchat o le smorfie dei selfie. Di te non ricordo il numero di telefono (lo sa l’agenda dell’Iphone), la mail (annotata sul cloud di Google) e neppure l’indirizzo (registrato su maps).

Tu mi scrivi usando abbreviazioni impossibili, mi mandi messaggi vocali incomprensibili, mi sommergi di disegnini buffi e di dubbia interpretazione. Però io non capisco cosa vorresti dirmi davvero e non mi pare di ricordare di aver mai più sentito un semplicissimo “t’amo”, solo qualche squallido “like”.

Tu condividi con me musiche di moda, video virali, post altrui, meme con frasi idiote ma da quanto non condivi un po’ di tempo? Io non ricordo più il tuo profumo. Se devo essere sincero non ricordo più neppure il tuo aspetto. Scavo come un pazzo nella memoria alla ricerca del blu dei tuoi occhi, dell’oro dei capelli, della morbidezza del tuo seno, ma non vorrei che fossero solo sogni o riflessi degli anniccamenti delle chat erotiche.

Poi ti ho perso! Non solo te, ma il mondo. È successo ieri, mentre camminavo in montagna, quando l’iPhone mi è scivolato nel dirupo finendo in mille pezzi. Ho avuto paura. Per la prima volta mi sono sentito solo, abbandonato, isolato. Ho raggiunto una baita sul sentiero chiedendo di chiamare. Chi? Che numero? Io non ricordo più nessun numero.

Mentre la signora della baita mi versava un liquore ho pensato che tu senza mie notizie saresti impazzita. Avresti invaso le chat di appelli, tempestato i social di mie immagini… Ma tu ricordi il mio nome? Ricordi dove sono, ora che non c’è più il GPS?

Ero talmente affranto che Francesca ha pensato bene di tenermi da lei a cena e, nel silenzio della baita, ho smesso di piangere la morte del cellulare e ho iniziato a sorridere e a chiacchierare. Questa mattina, appena sveglio ho chiamato Francesca. Ricordo il suo nome, i suoi occhi, il suo profumo, le sue forme e… la sua voce che mi risponde “t’amo”.

Sono uscito dalla rete.

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