La verità è una bugia: Obama vs Trump

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Obama buono, Trump cattivo. Così, a prescindere, parola dei media mainstream. Chiunque sia minimamente obiettivo dovrà riconoscere che l’incipit della narrazione che tentano di inoculare nelle nostre coscienze è questo: buoni contro cattivi. Pazienza se, poi, i fatti dicono se non l’opposto, quasi. Ormai siamo ritenuti donne e uomini diversamente liberi, cioè liberi di scegliere sì, ma quello che vogliono loro. Altrimenti diventiamo immediatamente – cito a memoria gli aggettivi più gentili con cui veniamo apostrofati noi comuni mortali non omologati al pensiero unico – «beceri», «con un basso grado d’istruzione», «razzisti», «omofobi», «provocatori», «odiatori di professione», «fascisti», «squadristi» e, da qualche tempo, le new entry d’importazione (perché fa figo, così giustificano i soldoni spesi dagli editori per mantenerli a babbo morto oltreoceano) «suprematisti bianchi» e l’immancabile «populisti».

Aggettivo, quest’ultimo, divenuto omnicomprensivo di qualsivoglia sensibilità o punto di vista non conforme al loro.

Oltretutto, l’enorme flusso di news da cui siamo costantemente inondati gioca a favore di chi lavora manipolando artatamente i fatti a proprio uso e consumo, perché fa sì che molte tessere del mosaico finiscano seppellite sotto miliardi di altre, e quindi dimenticate. Per questo ho deciso che scriverò qualche articolo mettendo a confronto alcune di queste storie, sperando che serva a evidenziare come i fatti possano essere distorti a seconda dei protagonisti chiamati in causa.

Va da sé che la diretta conseguenza di fatti distorti siano opinioni distorte, funzionali alla dicotomia buoni contro cattivi.

Cominciamo dal confronto tra Obama e Trump, che sono l’incarnazione di siffatto dualismo. Ma siamo sicuri che i buoni siano veramente così buoni e i cattivi davvero tanto cattivi? Partiamo con un tema costantemente all’ordine del giorno, ovvero l’immigrazione clandestina. Trump viene descritto alla stregua del più fido discepolo di Hitler per voler terminare quello stesso muro per il quale, nel ‘93, un certo Bill Clinton stanziò qualcosa come 39 milioni di dollari (qui trovate tutte le tappe), ma sapete chi parlò esplicitamente di deportazioni di immigrati? Indovinate un po’…


Quello che potete ascoltare dal video qui sopra è il discorso che l’ex presidente tenne il 20 novembre del 2014, con cui annunciò una sanatoria per gli immigrati residenti da anni e inseriti nel tessuto sociale americano, puntualizzando, però, che «quando ho assunto l’incarico, mi sono impegnato a rimettere in sesto il malfuzionante sistema di immigrazione. E ho cominciato facendo quello che ho potuto, per proteggere i nostri confini. Oggi, utilizziamo più agenti e tecnologia per garantire il nostro confine meridionale che in qualsiasi altro momento della nostra storia. E nel corso degli ultimi sei anni, gli attraversamenti di frontiera illegali sono stati ridotti di oltre la metà. Anche se questa estate si è verificato un breve picco di minori non accompagnati fermati al nostro confine, il numero di questi bambini è ora effettivamente inferiore a quello che è stato in quasi due anni. Nel complesso, il numero di persone che cercano di attraversare illegalmente il nostro confine è al suo livello più basso dal 1970. Questi sono i fatti.»

Già, i fatti. Be’, quelli dicono che quanto a deportazioni Obama fu un vero campione, al punto che, nel corso del dibattito per le presidenziali del 2016, entrambi i contendenti alla nomination democratica – Hillary Clinton e Bernie Sanders – presero esplicitamente le distanze dalle politiche attuate da Obama e dal suo vice Joe Biden, che detengono un vero e proprio record di immigrati esplusi dal suolo americano, roba che in confronto Trump rimedia la figura del dilettante.

Ma lui è il populista brutto sporco e cattivo, mentre Obama è il buono, e le sue deportazioni sono… diverse, hanno un nonosoché di chic e di politicamente corretto che le rende giuste anche agli occhi di chi oggi si contorce intellettualmente per affermare il contrario e, puntandoci il ditino contro, pretende di moralizzarci, perché loro hanno sempre ragione e noi sempre torto. A prescindere, of course.

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